Grazie alle attività di simbiosi territoriale in atto nel distretto di riferimento da diversi anni e alla collaborazione tra impresa e enti locali, è stato messo a punto un sistema premiante che fornisce direttamente ai cittadini il biometano derivante dal recupero di scari organici a prezzi tanto più scontati quanto più è virtuosa la raccolta differenziata del comune di appartenenza.
L'obiettivo principale del progetto LIFE MUSCLES è stato quello di contribuire alla riduzione dell'impatto legato all'uso di calze in polipropilene (PP) per l'allevamento delle cozze, promuovendo e creando una catena di valore che ne minimizzi la dispersione nell'ambiente marino attraverso due soluzioni sperimentali: il riciclo meccanico delle retine in Polipropilene attraverso l'utilizzo di un impianto mobile di riciclo e la sostituzione delle reti in Polipropilene e con reti in biopolimero più degradabili e compostabili.
Il processo di valorizzazione include il recupero dello scarto ittico proveniente da attività di pesca (pesce sottotaglia o non idoneo ad essere commercializzato), la sua omogeneizzazione e liofilizzazione preliminarmente alla estrazione. Durante il trasporto dello scarto e tra le diverse fasi di pretrattamento va assicurata la catena del freddo per evitare il deteriorarsi della biomassa.
La mucillagine di fico d’India viene impiegata come additivo in malte, intonaci e cemento e ne aumenta la plasticità, durabilità e resistenza meccanica come dimostrato in laboratorio e in casi reali. Inoltre, rispetto agli additivi di sintesi, ha dimostrato una maggiore affinità e compatibilità con il substrato e risulta efficace nell’inibire e/o ritardare l’attacco biologico su costruzioni edili e manufatti artistici.
Dagli scarti agroalimentari, attraverso tecniche di estrazione sostenibili (es. estrazione con fluidi supercritici), si ottengono composti bioattivi da utilizzare in campo alimentare, nutraceutico e cosmetico. Gli scarti agroalimentari sono inoltre utilizzati per la formulazione di diete destinate ad insetti, poiché rappresentano substrati ottimali e a basso costo per migliorarne la crescita e la composizione nutrizionale rendendo sostenibile il loro allevamento.
Da un’attività di recupero e purificazione delle acque di vegetazione derivanti dalla produzione di olio di oliva, nasce SelectSIEVE® OptiChol by ROELMI HPC, ingrediente attivo nutraceutico che mira a mantenere il corretto quadro lipidico dell’apparato cardiovascolare.
Il processo coinvolge solo i sottoprodotti non edibili, derivanti dalla lavorazione di olive provenienti da una coltura autoctona pugliese (varietà Coratina), all’interno di una filiera biologica e tracciata.
Il processo utilizza moderni strumenti di produzione e sfrutta i principi della bioeconomia circolare, così da recuperare
Sottoprodotti della lavorazione dell’olio d’oliva non destinato all’uso alimentare permettono l’utilizzo di una materia prima (olio vergine lampante e la sansa di oliva) che è stata scomposta e valorizzata conferendole una seconda vita per ricreare la perfetta compatibilità con la pelle.
Ispirato ai principi dell’economia circolare, Biocosì punta a trasformare i rifiuti caseari in risorse, ridisegnando il packaging in chiave sostenibile ed introducendo materiali biodegradabili nelle linee produttive. Consiste in un processo di separazione a membrana sviluppato dall’ENEA - Brindisi per il frazionamento del siero di latte, che consente sia il recupero differenziato di tutte le componenti - quali sieroproteine/peptidi, lattosio, e sali minerali, sia acqua ultrapura.
La NP-bioTech impiega un biocatalizzatore, adsorbito su un materiale inerte (substrato catalitico - SubCat), che consente la fermentazione accelerata di biomasse critiche (come il pastazzo di agrumi o i fanghi di depurazione) trasformandole in un materiale biostabilizzato e pastorizzato, con ottime proprietà agronomiche. Il processo è semplice. La biomassa in ingresso è miscelata con il SubCat. La miscela risultante è rivoltata periodicamente (p.es.
Il Biodryer sfrutta i batteri presenti nel fango per produrre calore, con circa il 75% di riduzione del volume, abbattendo i trasporti necessari a smaltire il fango ad ¼ circa , con conseguente proporzionale riduzione di inquinamento. La pirolisi è una decomposizione di materiale organico, attraverso l’applicazione di calore, dai 350°C ai 900°C, senza aggiungere ossigeno, ottenendo due co-prodotti: gas di sintesi e Biochar.